Continua la giornata di mobilitazione del Centro Sociale Sos Fornace, in questo momento stanno sfilando più di 500 persone partite dalla Stazione e dirette verso la piazza del Comune.
In piazza il corteo si riprenderà lo spazio pubblico per farne luogo comune di aggregazione e socialità, per dimostrare un’altra volta, come fatto martedì sera, il giorno stesso dello sgombero e nei tre cortei degli ultimi mesi, che la città è nostra, di chi la vive, dei giovani che rivendicano e conquistano spazi sociali e non degli speculatori che lucrano sui bisogni della gente, preferendo ad esempio costruire caserme o piuttosto tenere vuoti gli edifici in attesa di lucrosi investimenti in funzione della Fiera o di Expo 2015.
Questa mattina abbiamo dimostrato che le aree dismesse esistono e possiamo prenderle quando e dove vogliamo, abbiamo denunciato il problema con un’ azione concreta e rivendicativa, non è lontano il giorno in cui ci riprenderemo uno spazio per tenerlo leggi tutto…
Il Centro Sociale Sos Fornace ha occupato questa mattina un ex panificio dismesso da anni in via Trento 37-41 a Rho, nella frazione di Passirana.
L’occupazione di questo stabile ha la finalità di proseguire le attività politiche, sociali e culturali della Fornace e delle tante realtà con cui abbiamo condiviso e realizzato iniziative e progetti che hanno animato per oltre 3 anni lo spazio, sgomberato pochi giorni fa con un’operazione di polizia, degna dell’arresto di un mafioso, voluta dal sindaco ciellino e motivata con inesistenti problemi di ordine pubblico. La Fornace in questi 3 anni ha risposto a bisogni reali dei giovani, dei precari, dei migranti, dei rom di questa città e continuerà a farlo.
Nessuno sgombero e nessuna operazione di polizia passeranno senza risposta, né potranno spegnere la nostra energia creativa e la voglia di riappropriarci di un territorio, stuprato prima dalla Fiera, costruita e gestita col caporalato, cementificando e inquinando, e oggi minacciato dall’Expo e dalle infrastrutture e speculazioni edilizie collegate leggi tutto…
Martedì 27 maggio la polizia e i carabinieri hanno proceduto allo sgombero della Fornace di Rho. Con un atto di forza si è posto fine ad uno spazio sociale vitale e dinamico che in più di tre anni di (r)esistenza non solo ha prodotto un modello di socialità fondato sull’autogestione e la condivisione di percorsi culturali e di aggregazione, ma ha anche portato avanti importanti battaglie in difesa del territorio e dei beni comuni contro i danni prodotti dalla Fiera e da un modello di sviluppo basato sulle Grandi Opere e sulla speculazione edilizia. Un modello fatto di devastazione e consumo del territorio di cui Expo 2015 con tutte le opere infrastrutturali collegate rappresenta la chiave di volta, in un’ottica bipartisan che ha visto convergere le principali forze politiche.
Le modalità dello sgombero, motivato da ragioni di ordine pubblico, confermano che è in corso una stretta repressiva che ha l’obiettivo di delegittimare e, quindi, criminalizzare il conflitto sociale elemento fondante della democrazia.
Già in vista dell’assegnazione dell’Expo erano stati sgomberati altri centri sociali, nell’ottica di una pulizia generale della “città vetrina”, che ha portato anche agli sgomberi di campi rom, all’allontanamento dei senzatetto, alla criminalizzazione dei writers e dei migranti.
Una situazione destinata a peggiorare, soprattutto dopo l’approvazione del famigerato “pacchetto sicurezza” nel quale sono state inserite norme che prevedono l’istituzione di “aree d’interesse strategico nazionale” che permetterebbero l’impiego dell’esercito e la conseguente militarizzazione del territorio leggi tutto…